Crediamo che questa Amministrazione, nell'istituire la Tassa sul Mare, si sia ispirata proprio al famoso sketch del film di Massimo Troisi: "Non ci resta che piangere".
Sì perché quello che si vede ogni giorno sulle nostre spiagge, nella sua drammaticità, sfiora il ridicolo.
Un euro per andare al mare proprio come nel film: un fiorino per attraversare la frontiera.
E in cambio il cittadino cosa ottiene? Niente!
Non un parcheggio custodito, non un po' di ombra, solo ulteriori disagi per le code che si creano a causa di quattro ragazzini in arancione che chiedono il balzello.
Ma ciò che indigna di più è sapere che l'euro rubato dalle nostre tasche va in gran parte (75 centesimi) nelle tasche di una società privata che ha ottenuto la gestione del servizio senza nessun avviso pubblico, e quindi come regalo di Natale (un po' in anticipo in verità) da parte del Sindaco e degli altri illustri esponenti di questa Amministrazione.
Il primo cittadino quindi ha vestito i panni dello sceriffo di Nottingham dedico a rubare ai poveri e a dare ai ricchi.
Per la verità tale atteggiamento non è nuovo; in tal senso questa Amministrazione si è subito caratterizzata facendo ratificare al Consiglio Comunale in diversi momenti i seguenti provvedimenti:
· occupazione del suolo pubblico
- per i commercianti che mettono tavolini e sedie in piazza, 10 centesimi al metro quadrato;
- per i privati che vogliono abbellire davanti casa con delle fioriere sui marciapiedi, 40 centesimi al metro quadrato;
Due pesi due misure avendo la Maggioranza deliberatamente bocciato la nostra proposta fatta in Consiglio Comunale di portare per tutti i cittadini il tributo a 10 centesimi;
· adesione a tre fantomatiche associazioni (nautica da diporto, associazione del pane, sviluppo economico e politico per le imprese) per una uscita dalle casse del Comune di circa 17.000 euro (soldi dei cittadini!) e ancora niente in cambio! (qualcuno però qualcosa l'avrà pure avuta!)
Possiamo ancora continuare ad elencare i giochi di prestigio di questa Amministrazione che con pochi colpi di bacchetta magica riesce a distribuire ai propri amici i soldi dei cittadini.
Ritornando alla questione del mare, da ieri si è avuto un ulteriore affondo da parte dell'Amministrazione che è passata ad elevare multe ai cittadini che non espongono il grattino. Ieri hanno fatto strage in disprezzo anche all'indignazione di tanti pisticcesi che si sentono ormai aggrediti da chi hanno creduto fosse il difensore di questa Comunità.
Ma anche questo era già tutto previsto:
- il denaro proveniente dalla tassa ai nostri amici
- il denaro proveniente dalle multe a noi
Si sa l'Amministrazione cosa nostra è!
E a noi poveri cittadini: "Non ci resta che piangere?".
Noi del Partito Democratico siamo convinti di no e ci batteremo affinché trionfino di nuovo legalità e democrazia spazzate via da una Maggioranza che agita il potere come una clava che ogni giorno ormai si abbatte sui diritti dei cittadini di questo territorio.
Pertanto invitiamo la gente ad essere vigile e a partecipare alle iniziative che saranno intraprese nei prossimi giorni.
I Consiglieri Comunali del PD
Domenico Giovanni Mastronardi
Rocco Salvatore Caramuscio
mercoledì 30 luglio 2008
Un Euro o un fiorino?
mercoledì 2 luglio 2008
La ballata del trasformismo
L' “anti politica” è una forma di contestazione, se non di rifiuto, di tutto ciò che è riconducibile al mondo della politica. Spesso i cittadini non colgono le differenze tra i vari partiti “sono tutti uguali”, dicono, quando non ricoprono di improperi i protagonisti della scena politica: siano essi dirigenti locali o nazionali. Questo fenomeno è venuto alla luce in maniera dirompente, nella sua dimensione di massa, in occasione delle manifestazioni promosse da Beppe Grillo, ma diverse forme di insofferenza erano presenti (a ragione) nel comune sentire degli italiani verso il mondo della politica già da tempo.
La politica non ha fatto molto per evitare che la propria immagine venisse via via deteriorandosi nel corso degli anni, soprattutto negli ultimi quindici (in coincidenza con l'irruzione di Berlusconi e dell'uso spregiudicato della sua potenza mediatica quale strumento di permanente campagna elettorale). In proposito si può stilare un lungo elenco di episodi che hanno contribuito a deteriorare il rapporto tra la popolazione ed i propri rappresentanti: corruzione ai più elevati livelli, connivenze con organizzazioni criminali, incarichi multipli, privilegi di varia natura, mastodontici conflitti di interessi, utilizzo degli strumenti politici per uscire da vicende giudiziarie che coinvolgevano alcuni suoi protagonisti, sprechi, incoerenza, ecc.. La politica, in definitiva, è stata percepita, ed in parte lo è diventata, uno strumento per gestire il potere fine a se stesso, avulso da qualsiasi collegamento con gli interessi e le aspettative della collettività.
Esistono altri tipi di comportamento che hanno reso evidente lo scollamento sempre maggiore tra la politica, anche nella nostra realtà, al punto che parlare, oggi, di “etica” della politica nei comportamenti dei suoi protagonisti, equivale quasi al parlare di corda in casa dell’impiccato.
Per meglio esplicitare il concetto vorrei elencare alcuni episodi della politica pisticcese che, a mio parere, hanno contribuito in maniera consistente a deteriorare il tessuto sociale, prima ancora che politico, della nostra comunità. Non farò nomi ma citerò fatti reali.
E' diventata prassi consolidata, in occasione dei vari appuntamenti elettorali, che alcuni candidati trovino spazio in diversi partiti (in appuntamenti elettorali consecutivi) e non sempre della stessa area politica: come se niente fosse si passa da destra a sinistra e si staziona anche al centro . Queste persone, esempio di eccezionale coerenza e fedeltà a principi ideali che ogni volta si proclamano pubblicamente a sostegno delle proprie “giravolte”, sono da inserire in un consolidato schema che, a cascata, parte dal più ampio scenario nazionale per poi interessare anche le periferie. Infatti la schiera dei voltagabbana per convenienza diventa sempre più folta.
Un chiaro esempio di coerenza che si può proporre, quale materia di studio, nelle scuole della politica, è dato da quel protagonista della politica locale che, nelle varie occasioni, è stato candidato, con estrema disinvoltura, ed eletto, in quasi tutti i partiti del cosiddetto arco costituzionale, a partire da una formazione che allora era di centrosinistra (PSDI), per finire all'estrema destra, attraverso soste intermedie. In questo caso non mi risulta siano state fornite, ai propri elettori, motivazioni a supporto delle scelte fatte.
Altre volte accade che ci si candidi, e si venga eletti, nello schieramento di centrosinistra, provenendo dalla destra estrema, e che solo dopo qualche mese si avverta, in maniera pressante, il richiamo della foresta e, con “convinzione” si compia, a ritroso, il fatidico salto della quaglia. Anche questo episodio va registrato quale fulgido esempio di chiarezza politica da indicare a coloro che vogliono avvicinarsi alla politica. Ciò che, in questo caso colpisce è che il “riallineamento”, avvenuto dopo pause di riflessione, venga citato a sostegno della coerenza del personale percorso politico: il “salto della quaglia” qui diventa addirittura un plus di etica della politica. Ovviamente alla volontà degli elettori è riservato il ruolo del due di coppe quando la briscola è denari.
Ancora accade che nel volgere di pochissimi mesi ci si proponga, attraverso le primarie a guidare una grande formazione politica, si venga eletti negli organismi dirigenti di quel partito e... naturalmente, senza fornire alcuna credibile giustificazione alla propria base elettorale, ci si dimetta per approdare in altra forza politica, di schieramento avverso. Il suddetto, precedentemente eletto consigliere comunale in un partito, trasloca ad altra formazione politica, portando con se la carica che gli elettori gli avevano conferito in virtù di un'appartenenza. Percorso, quest'ultimo, condiviso con un altro consigliere.
E' successo anche che il partito più suffragato, in occasione delle ultime elezioni amministrative ( 2007 ), l'Unione di Centro, con a capo un noto principe del foro che per anni si è sgolato a parlare delle evidenti nefandezze di taluni personaggi e ne hanno messo, giustamente, in dubbio il loro spessore morale e professionale, abbia deciso di confluire nel Partito di Berlusconi (i cui capi locali sono quei taluni personaggi), in contrasto con la scelta nazionale. Anche in questa occasione l'assenza di un dibattito pubblico è stata vistosa così come eclatante è apparso il disprezzo della volontà espressa dagli elettori di quella formazione politica. Appare quindi giustificato il sospetto che di mero accordo di potere si è trattato. Gli elettori, in sostanza, appaiono sempre più uno strumento attraverso il quale la classe politica perpetra la propria esistenza e la voglia di occupazione del potere, a prescindere dalle istanze per le quali ha chiesto il consenso.
Personalmente faccio fatica a comprendere cambi di rotta repentini nei percorsi collettivi che appartengono, in genere, a piccole formazioni politiche poste al centro dello scacchiere politico, ma questo può essere un mio limite. Mi è impossibile giustificare, però, coloro che saltellano da un partito all'altro che spesso non sono compatibili tra di loro in termini di proposta politica e retroterra culturale; così come non capisco le dirigenze dei partiti che si prestano a tali forme di sfrenato trasformismo.
Ci sono poi forme di incoerenza strumentale che contribuiscono in maniera cospicua a nutrire il fronte di coloro che si allontanano dalla politica, mi riferisco al modo, diametralmente opposto, di valutare i medesimi provvedimenti in virtù del ruolo ricoperto in quel momento. In questi giorni si è verificato un esempio, direi, scolastico e cioè il provvedimento della giunta comunale del 18 aprile scorso con il quale si istituisce il pagamento del parcheggio presso le nostre spiagge. Non voglio qui entrare nel merito, mi preme sottolineare il fatto che coloro che hanno adottato il provvedimento sono gli stessi che lo hanno avversato ferocemente, con varie forme di protesta, quando erano all'opposizione: evviva! Facciamo banchetto del buon senso!
A mio avviso, dunque, l'anti politica non è chi manifesta contro la politica, ma è l'insieme di processi degenerativi che occupano la scena politica.
I motivi che hanno determinato tale scollamento sono molteplici e di diversa natura e a questo proposito auspico che si apra una seria discussione per evitare che il processo degenerativo della rappresentanza politica diventi irreversibile. Noi del Partito Democratico ci stiamo sforzando, al nostro interno, di avviare una serio dibattito tra i giovani, soprattutto, per dare il nostro contributo ad rilancio della politica vissuta come impegno sociale in ossequio ai principi di coerenza, alla tensione ideale, al rigore morale teso al tentativo di dare risposte alle domande che il territorio , invano, pone da oramai tanti anni. Per fare in modo, cioè, che la politica sia intesa quale straordinario strumento della democrazia partecipativa nel cui ambito ogni cittadino deve poter dare il proprio contributo alla soluzione dei problemi e alla elaborazione di proposte per migliorare la condizione della propria città. E' semplice? Accipicchia se è difficile. Pur tuttavia sento di dover chiedere ai giovani di non arrendersi di fronte ad un quadro politico spesso disarmante, per povertà di valori, di conservare la capacità di sognare, di scoprire la bellezza del fare politica insieme, di avere la forza di perseguire un progetto, un sogno che un amico, che non c'è più, non è riuscito a realizzare nella sua breve esistenza: fare della casa comune un palazzo di vetro.
La politica non ha fatto molto per evitare che la propria immagine venisse via via deteriorandosi nel corso degli anni, soprattutto negli ultimi quindici (in coincidenza con l'irruzione di Berlusconi e dell'uso spregiudicato della sua potenza mediatica quale strumento di permanente campagna elettorale). In proposito si può stilare un lungo elenco di episodi che hanno contribuito a deteriorare il rapporto tra la popolazione ed i propri rappresentanti: corruzione ai più elevati livelli, connivenze con organizzazioni criminali, incarichi multipli, privilegi di varia natura, mastodontici conflitti di interessi, utilizzo degli strumenti politici per uscire da vicende giudiziarie che coinvolgevano alcuni suoi protagonisti, sprechi, incoerenza, ecc.. La politica, in definitiva, è stata percepita, ed in parte lo è diventata, uno strumento per gestire il potere fine a se stesso, avulso da qualsiasi collegamento con gli interessi e le aspettative della collettività.
Esistono altri tipi di comportamento che hanno reso evidente lo scollamento sempre maggiore tra la politica, anche nella nostra realtà, al punto che parlare, oggi, di “etica” della politica nei comportamenti dei suoi protagonisti, equivale quasi al parlare di corda in casa dell’impiccato.
Per meglio esplicitare il concetto vorrei elencare alcuni episodi della politica pisticcese che, a mio parere, hanno contribuito in maniera consistente a deteriorare il tessuto sociale, prima ancora che politico, della nostra comunità. Non farò nomi ma citerò fatti reali.
E' diventata prassi consolidata, in occasione dei vari appuntamenti elettorali, che alcuni candidati trovino spazio in diversi partiti (in appuntamenti elettorali consecutivi) e non sempre della stessa area politica: come se niente fosse si passa da destra a sinistra e si staziona anche al centro . Queste persone, esempio di eccezionale coerenza e fedeltà a principi ideali che ogni volta si proclamano pubblicamente a sostegno delle proprie “giravolte”, sono da inserire in un consolidato schema che, a cascata, parte dal più ampio scenario nazionale per poi interessare anche le periferie. Infatti la schiera dei voltagabbana per convenienza diventa sempre più folta.
Un chiaro esempio di coerenza che si può proporre, quale materia di studio, nelle scuole della politica, è dato da quel protagonista della politica locale che, nelle varie occasioni, è stato candidato, con estrema disinvoltura, ed eletto, in quasi tutti i partiti del cosiddetto arco costituzionale, a partire da una formazione che allora era di centrosinistra (PSDI), per finire all'estrema destra, attraverso soste intermedie. In questo caso non mi risulta siano state fornite, ai propri elettori, motivazioni a supporto delle scelte fatte.
Altre volte accade che ci si candidi, e si venga eletti, nello schieramento di centrosinistra, provenendo dalla destra estrema, e che solo dopo qualche mese si avverta, in maniera pressante, il richiamo della foresta e, con “convinzione” si compia, a ritroso, il fatidico salto della quaglia. Anche questo episodio va registrato quale fulgido esempio di chiarezza politica da indicare a coloro che vogliono avvicinarsi alla politica. Ciò che, in questo caso colpisce è che il “riallineamento”, avvenuto dopo pause di riflessione, venga citato a sostegno della coerenza del personale percorso politico: il “salto della quaglia” qui diventa addirittura un plus di etica della politica. Ovviamente alla volontà degli elettori è riservato il ruolo del due di coppe quando la briscola è denari.
Ancora accade che nel volgere di pochissimi mesi ci si proponga, attraverso le primarie a guidare una grande formazione politica, si venga eletti negli organismi dirigenti di quel partito e... naturalmente, senza fornire alcuna credibile giustificazione alla propria base elettorale, ci si dimetta per approdare in altra forza politica, di schieramento avverso. Il suddetto, precedentemente eletto consigliere comunale in un partito, trasloca ad altra formazione politica, portando con se la carica che gli elettori gli avevano conferito in virtù di un'appartenenza. Percorso, quest'ultimo, condiviso con un altro consigliere.
E' successo anche che il partito più suffragato, in occasione delle ultime elezioni amministrative ( 2007 ), l'Unione di Centro, con a capo un noto principe del foro che per anni si è sgolato a parlare delle evidenti nefandezze di taluni personaggi e ne hanno messo, giustamente, in dubbio il loro spessore morale e professionale, abbia deciso di confluire nel Partito di Berlusconi (i cui capi locali sono quei taluni personaggi), in contrasto con la scelta nazionale. Anche in questa occasione l'assenza di un dibattito pubblico è stata vistosa così come eclatante è apparso il disprezzo della volontà espressa dagli elettori di quella formazione politica. Appare quindi giustificato il sospetto che di mero accordo di potere si è trattato. Gli elettori, in sostanza, appaiono sempre più uno strumento attraverso il quale la classe politica perpetra la propria esistenza e la voglia di occupazione del potere, a prescindere dalle istanze per le quali ha chiesto il consenso.
Personalmente faccio fatica a comprendere cambi di rotta repentini nei percorsi collettivi che appartengono, in genere, a piccole formazioni politiche poste al centro dello scacchiere politico, ma questo può essere un mio limite. Mi è impossibile giustificare, però, coloro che saltellano da un partito all'altro che spesso non sono compatibili tra di loro in termini di proposta politica e retroterra culturale; così come non capisco le dirigenze dei partiti che si prestano a tali forme di sfrenato trasformismo.
Ci sono poi forme di incoerenza strumentale che contribuiscono in maniera cospicua a nutrire il fronte di coloro che si allontanano dalla politica, mi riferisco al modo, diametralmente opposto, di valutare i medesimi provvedimenti in virtù del ruolo ricoperto in quel momento. In questi giorni si è verificato un esempio, direi, scolastico e cioè il provvedimento della giunta comunale del 18 aprile scorso con il quale si istituisce il pagamento del parcheggio presso le nostre spiagge. Non voglio qui entrare nel merito, mi preme sottolineare il fatto che coloro che hanno adottato il provvedimento sono gli stessi che lo hanno avversato ferocemente, con varie forme di protesta, quando erano all'opposizione: evviva! Facciamo banchetto del buon senso!
A mio avviso, dunque, l'anti politica non è chi manifesta contro la politica, ma è l'insieme di processi degenerativi che occupano la scena politica.
I motivi che hanno determinato tale scollamento sono molteplici e di diversa natura e a questo proposito auspico che si apra una seria discussione per evitare che il processo degenerativo della rappresentanza politica diventi irreversibile. Noi del Partito Democratico ci stiamo sforzando, al nostro interno, di avviare una serio dibattito tra i giovani, soprattutto, per dare il nostro contributo ad rilancio della politica vissuta come impegno sociale in ossequio ai principi di coerenza, alla tensione ideale, al rigore morale teso al tentativo di dare risposte alle domande che il territorio , invano, pone da oramai tanti anni. Per fare in modo, cioè, che la politica sia intesa quale straordinario strumento della democrazia partecipativa nel cui ambito ogni cittadino deve poter dare il proprio contributo alla soluzione dei problemi e alla elaborazione di proposte per migliorare la condizione della propria città. E' semplice? Accipicchia se è difficile. Pur tuttavia sento di dover chiedere ai giovani di non arrendersi di fronte ad un quadro politico spesso disarmante, per povertà di valori, di conservare la capacità di sognare, di scoprire la bellezza del fare politica insieme, di avere la forza di perseguire un progetto, un sogno che un amico, che non c'è più, non è riuscito a realizzare nella sua breve esistenza: fare della casa comune un palazzo di vetro.
Enzo Montano
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